Venerdì – San Giovanni Apostoli ed evangelista
Gv 20, 2-8
Nel quarto vangelo troviamo un discepolo non identificato. Viene nominato cinque volte come “il discepolo che Gesù amava”, tre volte come “l’altro discepolo” e una volta come uno dei “due discepoli” di cui l’altro era Andrea. La tradizione lo ha identificato con l’autore del quarto vangelo, che sarebbe l’apostolo Giovanni, fratello di Giacomo, nominato dai sinottici. Oggi, tuttavia, dopo secoli di esperienze ecclesiali e comunitarie, non risulta impossibile pensare che l’autore del vangelo volesse, mediante questo discepolo anonimo, rivolgersi al lettore del proprio testo. “L’altro discepolo, quello che Gesù amava” sarebbe il lettore, al quale Gesù parla attraverso la parola del vangelo. Comunque, oggi, festa di san Giovanni apostolo ed evangelista, la liturgia ci presenta “il discepolo che Gesù amava” come un esempio di fede che percepisce immediatamente la verità degli eventi che riguardano la risurrezione, in evidente contrasto con i dubbi che esprimerà Tommaso. Il discepolo, “vide” le stesse cose che aveva visto Maria Maddalena. Questa ne aveva dedotto che il corpo del Signore era stato trafugato; lui, invece, “vide e credette” che Gesù era risorto. Certo, anche Pietro credette, ma l’autore attribuisce il verbo credere solo al discepolo, forse per sottolineare che era stato lui il “primo” a credere. In tutto l’episodio, l’evangelista insiste nel sottolineare che la risurrezione è un evento reale, ma per riconoscere il Risorto non basta vederlo, occorrono gli “occhi” della fede. Io li ho questi “occhi”? O la risurrezione di Gesù, mi appare come una “favola” dei primi tempi?
P style=“text-align: right;”A cura di Don Gian Franco Poli